Cosa ne sarà dello storytelling? Intervista ad Andrea Fontana

  • Intervista ad Andrea Fontana sul futuro dello storytelling
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Ma cosa ne sarà dello storytelling? In questo articolo trovi la risposta a questa e ad altre domande riguardo il futuro della narrazione. In questo post puoi leggere la mia intervista ad Andrea Fontana, la figura più autorevole dello storytelling italiano.

Ma chi è Andrea Fontana? Prima di lasciargli la parola, te lo presento insieme alla sua ricca carriera.

Andrea Fontana è presidente dell’Osservatorio Italiano di Corporate Storytelling, amministratore delegato e co-fondatore di Storyfactory, la prima società italiana di consulenza narrativa d’impresa. Da anni docente di “Storytelling e narrazione d’impresa” all’Università di Pavia e direttore didattico presso la stessa università del Master di I livello in Marketing Utilities & Storytelling Techniques (M.U.S.T.).

Con le sue ricerche e il suo lavoro ha introdotto in Italia il dibattito teorico e operativo sul Corporate Storytelling. È stato il primo ad occuparsene e a teorizzarne la metodologia. Numerosi sono infatti i suoi testi sui temi della narrazione d’impresa e in ambito manageriale. Alcuni dei suoi manuali sono anche nella lista dei 30+ libri per diventare uno storyteller. Per approfondire ulteriormente ti rimando al suo profilo.

E adesso veniamo al dunque, l’intervista integrale con Andrea Fontana riguardo il futuro dello storytelling.

Sei pronto? Eccola!

D: Ciao Andrea, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Nel 2014 scrivevi: “Siamo tutti storyteller”. Oggi te la sentiresti di affermare che siamo e, soprattutto, saremo tutti degli storyteller? E se sì, perché?

R: Ciao Giorgio, grazie a te per l’occasione. Ovviamente il mio titolo era una provocazione. “Siamo tutti storyteller” lo confermo ancora, perché ormai viviamo in un ambiente sociale marcatamente narrativo, ma non tutti siamo capaci di raccontarci con competenze e visione. Senza dubbio dovremo essere storyteller perché le dinamiche della comunicazione pubblica e privata in cui siamo immersi sono veicolate da racconti ma dobbiamo educarci e prepararci meglio alla conoscenza delle cosiddette scienze narrative; anche per capire di più cosa sta succedendo nel mondo dei media.

Per approfondire: Siamo tutti storyteller. Dalla fiction americana alla politica (Fontana, Mieli)

Le storie sono astute. Giocano a nascondino. Amano celarsi. Bisogna cercarle e trovarle. (Andrea Fontana)

D: I media stanno cambiando, i format anche, ma la narrazione rimane, sempre presente. Nel futuro prossimo, con l’affermarsi di tecnologie nuove quali la realtà aumentata e virtuale, i paradigmi narrativi potranno cambiare? E se sì, verso quale direzione?

R: Più che cambiare direi si amplificheranno ancora di più. Si estenderanno e affermeranno definitivamente ad ogni livello: tecnologico, sociale e politico.

Con l’Internet of Things per esempio avremo frigoriferi che ci racconteranno pezzi della nostra vita, specchi che ci rammenteranno chi siamo e cosa dobbiamo fare, oggetti in senso lato che produrranno racconti per noi e per gli altri: echi delle nostre storie di vita. Non solo, sarà possibile conoscere perfettamente la storia di vita di un individuo e sapere tutto sul suo tecno-inconscio: cioè sui modi che il soggetto ha di raccontarsi online attraverso le sue diverse identità narrativo-digitali. Modi che spesso possono persino essere inconsapevoli.

Si aprono scenari sia di story-analysis che di story-production davvero notevoli. Penso infatti che le professioni più rilevanti del futuro saranno lo story-analyst e lo story-hunter. Il primo analizzerà le storie di vita delle persone per capire in che direzione muovere marche, prodotti e mercati alla ricerca di una risonanza autentica con i pubblici; il secondo sarà un vero e proprio cacciatore di storie, costantemente teso a capire dove si spostano le tendenze narrative e gli immaginari di vita. Qui si aprono scenari davvero entusiasmanti!

Infine credo che un altro ambito di applicazione sia il “narrative environment”: la creazione di spazi narrativi (o space drama) che possano essere significativi nella vita dei pubblici. Pensa a cinema, teatri, musei, store o ambienti commerciali e destinazioni turistiche che si amplificano nel racconto, dove tu vai non per comprare merci, o a vedere quadri, quello è ovvio e scontato – totalmente secondario rispetto alla cosa più importante: sentirti a casa. Riconosciuto. Oppure – se non vuoi sentirti a casa – portato via verso mondi alternativi e fantastici ma altrettanto reali.

Per approfondire: «Space drama». Raccontare gli spazi commerciali. Appunti per ideare e allestire fiere, store ed exhibition con lo storytelling. (Andrea Fontana)

D: In molti affermano che “lo storyteller” sarà il lavoro del futuro, io invece credo che è il lavoro del presente. Quale consiglio daresti a un/a ragazzo/a che vuole avvicinarsi a questa professione? Quali competenze sviluppare e dove/come apprenderle?

R: Hai ragione è il lavoro (potenziale) del presente, che si svilupperà ancora di più nel futuro.

Ci sono almeno 4 macro-competenze di base:

  1. Strategie del racconto (cosa racconto a chi)
  2. Scrittura narrativa dei contenuti (come lo racconto)
  3. Visual storytelling (come lo visualizzo e costruisco immaginari visivi)
  4. Media design narrativo (come lo faccio fruire)

Per approfondire: Storytelling d’impresa. La guida definitiva. Hoepli 2016 (Andrea Fontana)

Queste 4 macro aree hanno una serie di sotto-abilità notevoli che si sovrappongono in diverse discipline. In Italia sono molto impegnato attualmente a istituzionalizzare percorsi certificanti.

Ad oggi ne segnalo due che ho contribuito a creare e che credo significativi:

D: Tra qualche anno, quando tutte le aziende comunicheranno attraverso i racconti, lo storytelling non rischierà di essere inefficace?

R: Personalmente non credo. Il cinema esiste dalla fine dell’800, ci ha forse stancato? Ascoltiamo la radio da inizio ‘900, ma non ci ha annoiato per questo. Sono cambiate forme di fruizione e di produzione degli oggetti narrativi. Tutti noi come pubblici non ci stancheremo mai del racconto, perché il racconto è dentro di noi. Pensiamo narrativamente e abbiamo bisogno di continui specchi per vederci riflessi nelle nostre pratiche di vita. È come se le storie che creiamo ci aiutassero a capire meglio chi siamo. E, allo stesso tempo, nelle storie leggiamo noi stessi.

Semmai il problema torna ad essere chi lo saprà fare bene, con scienza e coscienza, oltre che con sensibilità…e chi lo farà male, come semplice strumenti di vendita o peggio banale moda (che inevitabilmente passerà).

Le storie gioiscono quando sono consumate. Ma attenzione a come lo fate. Non sono gratis. (Andrea Fontana)

D: Un’ultima domanda: lo Storytelling e l’Italia. Il contesto socio-culturale italiano potrà incidere negativamente sull’evoluzione della narrazione d’impresa?

R: Nella mia esperienza non ho mai trovato il contesto socioculturale italiano come negativo. In realtà è uno dei terreni più fertili. Semmai il problema è un altro, fare storytelling a livello sistemico, cioè come metodo e approccio di comunicazione (sociale, organizzativa e turistica) efficace. Ecco qui sul tema del “sistemico” abbiamo ancora tanto da fare, ma questo è un problema che riguarda molti aspetti del nostro Paese. Pensa al nostro capitale storico e culturale e ora declinano in fiction e racconti per l’engagement turistico e l’audience development culturale. Cosa pensi succederebbe se rendessimo sistemico tutto questo? La risposta è ovvia: non ci sarebbe bisogno di andare a Londra per vedere delle mostre su Pompei. Ma trasformeremmo i beni artistici del nostro Paese in capitale narrativo permanente, aiutando il PIL italiano.

Siamo arrivati alla fine.

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Quindi, cosa ne sarà dello storytelling? Con le sue risposte Andrea Fontana ha fatto chiarezza e ci ha tolto qualche dubbio sul futuro della narrazione d’impresa. Hai ancora qualche domanda o curiosità sul tema? Scrivila qui sotto nei commenti o mandami un messaggio. Ti risponderò il prima possibile o, se non sarò in grado di farlo completamente, proverò a rigirarla al nostro autorevole ospite.

Un saluto,

Giorgio

N.B. Foto di Andrea Fontana presa da educational.rai.it

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2017-04-28T07:28:03+00:00 23 febbraio 2017|Storytelling|
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