La mia storia 2017-04-20T12:20:29+00:00

La Mia Storia

Giorgio Reclama a Castelluccio di Norcia. Fotografia tratta da uno degli ultimi progetti di Travel Storytelling in Umbria

Questa è una storia come tante. Uno di quei racconti un po’ voluti e po’ dovuti che ci liberano dall’inadeguatezza in cui siamo immersi.

Capitolo I

La mia storia inizia il 5 giugno 1991, in una calda sera d’inizio estate, di questo ne son certo. Ci troviamo a Montesilvano, una piccola città sulla costa abruzzese e anche qui ci siamo. Invece di quel che accade nei primi anni non sono poi così sicuro. Flash improvvisi e ricordi frammentati. Scavo più a fondo e la nebbia si dirada, il mondo mi sta dando il suo benvenuto. Osservo: calci ad un pallone, cadute in bicicletta ed imbarazzanti recite all’asilo. Suvvia, poteva andare peggio.

Arrivano subito i banchi di scuola e la routine prende il posto della spensieratezza. Al mattino seduto su una sedia vicino al mio migliore amico. Al pomeriggio seduto su un’altra sedia assieme ai compiti per casa e a mia madre. Non ci siamo, non mi piace mica questo mondo. Ogni tanto però mi alzo dalla sedia e corro. Senza sosta corro dietro ad un pallone a spicchi e cerco di tirarlo in un canestro ogni volta sempre più alto, forse troppo per far centro. Si, gioco a basketball e mi diverto come un pazzo scatenato.

Cosa vuoi far da grande?” Questa domanda me l’hanno fatta un po’ più tardi. In quegli anni volevo solo diventare un cestista, batterista e pilota di Rally. Roba da poco.

Dalle elementari alle medie, gli anni passano in fretta ma le passioni rimangono. Oltre al basket mi avvicino così ai libri. Piccoli brividi e piccoli principi riempiono gli spazi vuoti delle giornate e della fantasia. La sera, qualche volta, faccio compagnia a mio padre e al suo organo elettrico in garage. Lo guardo ipnotizzato e, a volte, cerco di emularlo. Arriva a casa anche il primo computer e con lui anche la passione per l’informatica, amore a prima vista.

D’improvviso sono al liceo, ovviamente scientifico, per gli altri. “Giorgio è un ragazzo modello. Studia molto ed è portato per la matematica”. Solitamente è questa la frase che mia madre ascolta ad ogni incontro genitori-insegnanti. I primi anni di soddisfazione però diventano presto normalità, sia per loro sia per me. Sai cos’è, quando qualcuno ti ripete qualcosa per anni, alla fine finisci per crederci. Il liceo scientifico non fa altro che esaltare le mie doti matematiche. Poi, a rafforzare le convinzioni altrui, ci sono anche gli infiniti 4 ai temi d’italiano. Sono un matematico, devo fare l’ingegnere e smetterla di fantasticare un futuro diverso. Mi hanno appiccicato l’etichetta da intelletualoide ed ora è così dura mantenere attaccata. La mia giornata non riesce più a contenere tutto e la soluzione è ovvia: abbandonare la pallacanestro, amata priorità. La vita è fatta di scelte e questa la sento ancora emotivamente forte da incassare.

Giorgio Reclama StorytellerMa, come in ogni storia, il colpo di scena non tarda mai ad arrivare. Esame di Stato, la mia rivincita: tema scritto d’italiano 15/15, prova scritta di matematica 14/15. Lo vedo ancora nell’aria il generale stupore come dopo una scommessa sbagliata.

È finito il liceo, finalmente. Ingegneria? No, non provo neppure il test d’ammissione. Cerco qualcosa di diverso, di nuovo e senza vincoli di sangue per il futuro.  Mentre tutti hanno le idee già chiare e volano ad ali spiegate, io passo l’estate in spiaggia con gli amici. Arriva però presto settembre e con lui la tanto attesa scelta (per gli altri). Pescando nel cilindro delle mie passioni, trovo quella per l’informatica. Trovato! Faccio Economia e Informatica per l’Impresa (Triennale) a Pescara.

Siamo nel 2010 e quella universitaria non è la sola scelta importante. Dal cilindro magico tiro fuori anche tutte le serate passate in garage sull’organo. Mi iscrivo cosi anche al corso di pianoforte in Accademia. Li vedo ancora i volti meravigliati dei genitori del mancato ingegnere-matematico-astrofisico.

Dal 2010 al 2013, sull’onda dell’entusiasmo, il tempo vola. Al mattino sui banchi universitari e al pomeriggio sullo sgabello, di fronte al pianoforte. Giornate divise tra due grandi passioni, da un lato l’informatica e dell’altro la musica. Anni pieni, ricchi di nuove conoscenze, intense esperienze e belle persone.

La triennale finisce e con lei tutte le certezze. Voglio fare l’informatico, mi ero detto. Quindi mi iscrivo alla facoltà magistrale d’informatica presso l’università dell’Aquila. Pochi mesi però bastano per capire la prospettiva di un futuro che non mi sarebbe mai appartenuto. Mollo tutto e torno a casa. Una scelta di pancia ma fondamentale per questa storia.

Tornare sui propri passi è sempre una decisione difficile da prendere. Ripercorrere la strada percorsa pone sempre di fronte a dubbi ed incertezze.

Persa la bussola scelgo di proseguire con il percorso economico. Economia e Commercio Magistrale per la precisione.

“Giorgio, svegliati…”

Capitolo II

Dopo tre mesi di ipnosi era questa la storia che continuavo a raccontare e a raccontarmi. Una vita normale di chi normale è stato costretto ad essere. Di chi ai compiti per casa avrebbe preferito studiare la batteria, al liceo scientifico quello artistico e alla calcolatrice una penna da usare in libertà. Di chi si è preso le sue rivincite a costo di avere il suo piccolo mondo contro.

Ma non era stato sempre così facile per il terapeuta. Alla fine del percorso il suo tacuino bianco era però pieno di appunti, interpretazioni sparse di una terapia che era essa stessa la cura. Ero finalmente libero da quel me stesso tanto odiato.

Dicono che il destino sia solo conseguenza delle proprie scelte e così è stato. Quello che è arrivato poi è solo il proseguio di una storia, disegnata a matita e in attesa di essere colorata.

Quindi, dove eravamo rimasti?
Ah, si! Uscito da quella stanza terapeutica ero soltanto uno studente con un futuro di possibilità. Potevo essere chiunque se solo l’avessi voluto. Ero deciso a cambiare senza essere consapevole di essere già cambiato. Impaziente, non aspettai le opportunità alla porta. Mi misi in gioco, subito.

Avevo bisogno di emozioni nuove. Decisi quindi di partecipare ad un coro polifonico. Non avevo mai cantato prima ma scoprii di non essere poi così stonato. Ma questo non bastava, volevo di più. Dovevo e volevo sfidare a duello la mia timidezza, e vincere. Usai ancora una volta la musica come trampolino di lancio, ma questa volta mi gettai dalla piattaforma più alta. Decisi di esibirmi dal vivo, suonare il pianoforte di fronte ad un pubblico pronto a giudicarmi. La mia compagna di vita Jacqueline Mariani si unì a me in questa impresa eroica – per noi – per tre stagioni dense di emozioni.

La musica mi faceva stare bene ma non era un musicista che volevo diventare. Dovevo quindi trovare la mia strada professionale ed anche in fretta. Il giorno tanto atteso però stava arrivando, o meglio sarei stato io a corrergli dietro.

Giorgio Reclama StorytellerIn dirittura d’arrivo per la laurea, l’università dava la possibilità di scegliere un esame. Ovviamente tutti si buttarono a capofitto sui più semplici, io no. La mia curiosità voleva andare altrove e decisi di seguirla, in quell’aula. “Marketing“, così mi diceva l’etichetta sopra la porta. Una materia affascinate e un professore ipnotizzate, è così che ricordo quei tre mesi intensi di lezione. Avevo trovato quello che cercavo, la passione a cui dedicare una vita. A quel 30 e lode seguirono una tesi di laurea dal titolo “La Realtà Aumentata ed il Marketing: comunicazione, esperienza e fidelizzazione“ pubblicata sul sito Libreria Universitaria e un 110 e lode con bacio accademico.

Avevo trovato la mia strada, adesso però avevo bisogno di provviste per il viaggio. Riempii quindi lo zaino di libri e partii. Letture dopo letture approfondivo dettagli di un mondo in cui mi sentivo a mio agio, in completa empatia. Kotler, Cialdini, Godin e tanti altri mi accompagnarono, e continuano a farlo, nel percorso di crescita che volevo.

Dopo la corona in testa e molte porte in faccia, iniziai anche il mio percorso lavorativo. Cominciai a lavorare come Digital Marketing Manager in un’agenzia di comunicazione, per poi continuare ad occuparmi di Web Marketing in una web agency di Pescara.

Aprile 2017, adesso sono un libero professionista. Come Copywriter, collaboro con agenzie di tutta Italia nella creazione di contenuti testuali da integrare in strategie di Content Marketing. Come Storyteller, invece, aiuto aziende e professionisti a comunicare e a raccontarsi in maniera efficace sul web.

In questo gioco narrativo di ricordi e percezioni ho omesso volontariamente un dettaglio fondamentale. Il motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog. Se ho incontrato lo Storytelling, devo solo ringraziare una passione, quella per la fotografia. Perché dietro ogni scatto è racchiusa una storia. Un racconto reale o immaginato, fatto di protagonisti rimediati un po’ per caso. La fotografia diventa così un contenitore di emozioni che lascio scivolare su carta fin nel cuore di chi legge.

Questa che hai appena letto è la mia storia, una rappresentazione della mia vita. Un racconto in cui la percezione della voce narrante altera un po’ gli equilibri del reale. Una trama un po’ vissuta e un po’ immaginata in cui ti lascio navigare e in cui spero ti perderai allegramente.

Vuoi scoprire come continua? Puoi leggere uno spoiler sul mio profilo LinkedIn o sul mio profilo Facebook.

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