Visual Storytelling: cosa possono imparare i brand dai bambini

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Qualche giorno fa sono stato ad una lezione di storytelling molto particolare: il docente era giovane, aveva solo 9 anni. Sì, non sto scherzando. Mi ha parlato di visual storytelling e di cavalieri coraggiosi. Ora ti racconto com’è andata!

Mi trovavo a casa della mia ragazza, in compagnia dei suoi quattro nipoti più piccoli, quando il mio sguardo è finito su un disegno dimenticato sul divano.

Era un disegno a matita, colorato a pastello e realizzato su due fogli bianchi. Ma non è questa la particolarità: un disegno in una casa piena di bambini è come un mazzo di carte in un bar frequentato da anziani, caratteristico.

Quello che più mi ha colpito è stato, invece, il contenuto rappresentato: una storia. Una di quelle realizzate bene ma pensate e costruite ancora meglio.

Parlava di cavalieri coraggiosi e serpenti sputafuoco, come diceva anche il titolo in alto sulla sinistra. Iniziava con la presentazione dell’ambiente e dei personaggi. Continuava, poi, con i protagonisti (cavalieri) che cercavano di sconfiggere gli antagonisti (serpenti). Terminava, infine, con la vittoria del bene e la sconfitta del male.

Quel disegno aveva catturato la mia attenzione, un po’ come un’insegna luminosa negli anni ‘70. Così mi sono messo comodo sul divano per osservare a fondo quell’opera spontanea di visual storytelling.

Cosa ho trovato? Ecco alcuni degli elementi più interessanti:

• La storia aveva un ritmo: c’erano scene numerate a scandire la narrazione.
• La rappresentazione aveva una struttura: c’era un inizio, uno svolgimento e una fine; con cambi di scena, di luoghi e di tempo.
• La narrazione aveva anche suspense: la prima parte si interrompeva sul più bello, per continuare solo dopo aver posato lo sguardo sul secondo foglio.

Ma non era finita lì. Guardando meglio:

• C’erano molti degli archetipi tipici della fiaba: eroe, antagonista, aiutante e antieroe.
• C’era un dialogo, semplice e diretto. Un po’ come dovrebbe essere la comunicazione odierna.
• C’era, poi, un messaggio forte e anche un rimando simbolico – non voluto – alla tradizione biblica (albero e serpente).

Non si poteva non rimanere meravigliati di fronte a quella lezione di visual storytelling. Così ho chiamato subito l’autore – un bambino di nome Cristian che giocava nella stanza di fianco – per complimentarmi e chiedergli qualcosa in più.

“Cristian, bravissimo. È proprio un bel disegno! Come mai hai deciso di raccontare una storia?” gli ho detto.

“Grazie! È solo una storia, a me piacciono tanto. Se vuoi te la regalo!” mi ha risposto.

Una domanda piena di aspettativa, la mia. Una risposta colma di spontaneità, la sua. Ma cosa mi aspettavo, era sempre un bambino di 9 anni con il suo disegno.

Non mi ha fatto andare a casa senza portarlo via con me, e così eccolo qua!

Nei giorni successivi a questa esperienza, due domande mi hanno perseguitato, fino ad oggi:

1. Come può un bambino creare una storia così efficace?
2. Cosa potrebbero apprendere i brand da tutto ciò?

Nei due paragrafi che seguono, ho provato a trarre delle personali conclusioni, dopo alcuni giorni di riflessione e documentazione.

Visual Storytelling e i bambini: è tutta questione di induzione

Se ci fermiamo ad osservare i disegni dei bambini, possiamo notare come siano presenti – quasi sempre – i tipici elementi che caratterizzano una storia efficace.

Com’è possibile?

È tutta questione di induzione, ossia di quel processo logico per cui dalla constatazione di fatti particolari si sale a affermazioni o formulazioni generali. (Wikipedia)

Sei sorpreso? I bambini fanno proprio così, non c’è da meravigliarsi.

Stimolati da uno spirito di osservazione genuino e privo di pregiudizi, vivono la propria infanzia a guardare e ascoltare: cartoni animati, libri e scene di vita quotidiana (familiari e non). Assorbono luoghi e colgono particolari, seppur inconsciamente. Così facendo, si ritrovano a costruire castelli di regole su come va il mondo, almeno il proprio: quello fatto di storie, un po’ reali e un po’ verosimili.

L’acquisizione per induzione funziona sempre allo stesso modo, così per le lingue così per lo storytelling. Ci sono degli stimoli esterni, ripetuti nel tempo. C’è, poi, una fase di assorbimento e constatazione, inconscia nei bambini. E alla fine la creazione di regole generali, frutto del processo stesso d’induzione.

Non è questa la circostanza più adatta, ma ci tengo a sottolineare l’importanza degli stimoli che, se negativi, possono portare a conseguenze spiacevoli nei bambini, nel lungo periodo.

Quindi è tutta questione di induzione? Si, ma non solo.

L’efficacia del disegno di un bambino è frutto anche, e soprattutto, di due capacità spesso dimenticate o non più allenate dagli adulti: la semplicità e la creatività. Se la prima è stata soppiantata dalla complessità odierna, la seconda, invece, si è trasformata da percorso a obiettivo.

Visual Storytelling e i brand: reimparare dai bambini

Ma quindi, cosa può imparare un brand da un bambino?

Gli insegnamenti che questa esperienza mi lasciano, e che voglio lasciare anche a te che leggi, sono essenzialmente due.

Il primo riguarda la capacità di osservazione che bisogna nuovamente stimolare. Per creare un racconto di marca (personale o aziendale) – in qualsiasi sua forma – è imprescindibile, infatti, saper analizzare con i sensi la società odierna, fatta di luoghi, persone e relazioni. Un po’ come fa un bambino, c’è bisogno quindi di rimettersi seduti a guardare con attenzione le storie di vita delle persone, potenziali consumatori. Come dice Andrea Fontana nell’intervista da me realizzata: “Penso infatti che le professioni più rilevanti del futuro saranno lo story-analyst e lo story-hunter…”.

Il secondo, invece, riguarda l’abilità di riflessione. Siamo stati tutti bambini: abbiamo guardato e ascoltato storie, creato regole narrative e costruito aspettative di rimando. Il segreto sta, adesso, nell’analizzare se stessi – ma anche gli altri – e riflettere sulle previsioni attese di racconto, comuni a tutti gli esseri umani.

Se sei un brand e vuoi costruire un efficace racconto di marca, inizia nuovamente a osservare gli altri e a riflettere su te stesso. Riconoscerai in quale direzione si muovono gli immaginari di vita, allenerai la creatività e scoprirai di conoscere già molto bene come si racconta una storia. Solo poi, potrai approfondire e perfezionare conoscenze e competenze attraverso i libri sullo storytelling.

Siamo arrivati alla fine.

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Questo articolo è stato scritto in collaborazione con la traduttrice Jacqueline Mariani, che ringrazio per l’occasione di discussione.

Un saluto,

Giorgio

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2017-04-28T16:14:27+00:00 7 aprile 2017|Storytelling|
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